Mauro Schmid sfrutta l'occasione a Belfort, trafitto Tejada mentre Pidcock è 3° e ora ai piedi del podio nella generale

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Stradatour de france 2026

Mauro Schmid sfrutta l'occasione a Belfort, trafitto Tejada mentre Pidcock è 3° e ora ai piedi del podio nella generale

Tour de France, 13^ tappa: maxi-fuga (ben 57 elementi) nella giornata più lunga, ai -16 km l'attacco decisivo dello svizzero di casa Jayco-Alula e del colombiano della XDS Astana, battuto nello sprint a due. Operazione risalita in classifica (e maglia a pois, ma c'era pure l'obiettivo successo della frazione) per il britannico, con i big che arrivano ad oltre 7 minuti e mezzo di distacco prima delle montagne nel week-end.

L’aveva sfiorata lo scorso anno a Tolosa, c’è riuscito in un 2026 per lui già di altissimo livello, con 4 vittorie sino a fine marzo e soprattutto il 2° posto alla Freccia Vallone e al Tour Down Under, ma quello ottenuto oggi è il successo più importante nella carriera di Mauro Schmid, al secondo hurrà in un GT dopo la tappa di Montalcino al Giro d’Italia 2021.

Il classe ’99 elvetico ha finalizzato il gran lavoro della sua Jayco-Alula, all’interno della maxi-fuga che ha caratterizzato la frazione n° 13 da Dole a Belfort, la più lunga di questo Tour de France con 205 km volati a 50 km/h di media. Altra giornata pazzesca, con 57 uomini in avanscoperta e poi sul Ballon d’Alsace, da scollinare a 30 km dall’arrivo, sono rimasti in 10, con la stessa Jayco che aveva Michael Matthews, l’uomo più veloce di coloro rimasti in lotta, lontano una trentina di secondi dopo essersi difeso sulla storica salita nel cuore dei Vosgi.

In fondo alla discesa, quando mancavano poco più di 16 km al traguardo, ecco che il team australiano (che aveva pure Plapp nel plotoncino di testa) ha deciso di provarci con Schmid, la cui staffilata è stata perfetta per potenza e timing, portandosi dietro solo Harold Tejada; il colombiano della XDS Astana ha collaborato pienamente, sino a trovarsi lo svizzero a ruota nell’ultimo km e mezzo (Schmid confesserà poi di aver avvertito i crampi nel finale) prima di uno sprint tiratissimo, ma risolto dall’ex campione rossocrociato negli ultimi 50 mt.

Ad un paio di secondi, è stato amaro il 3° posto in termini di risultato di tappa per Tom Pidcock, che ha preceduto Van Gils, McNulty (primo del duo UAE, con Wellens che ci ha provato all’ultimo km chiudendo poi 9°), Vauquelin e Jegat, ma il britannico della Pinarello Q36.5, che ha fatto un gran lavoro nella fuga tirando per tutti con Hermans, Meurisse e Wright al fianco del bi campione olimpico di MTB, è risalito sino al 4° posto in classifica generale, a 4’15” da Pogacar arrivato tranquillo con gli altri big (e costringendo Bahrain, Lidl e Red Bull a lavorare per evitare di concedere ancora di più ad un potenziale rivale per la zona top 5 come Pidcock) a 7’34” dal vincitore.

La maglia gialla, che ha sempre 3’36” su Vingegaard e oltre 4 minuti su Evenepoel (in verde resta Mads Pedersen, nella fuga con Philipsen che l’ha battuto allo sprint intermedio guadagnando però solo una manciata di punti), ripartirà sabato per il tappone sui Vosgi con la voglia, probabilmente, di giocarsi lungo i 155 km da Mulhouse a Le Markstein, dove tra l’altro lo sloveno trionfò nel 2023, il quarto successo del suo Tour sinora da dominatore anche se controllare una frazione così dura sarà tutt’altro che banale anche per la super UAE Team Emirates XRG.

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