Vigilia di Vuelta, si parte con un cronoprologo che vede Pogacar, Tarling e lo stesso Van Aert tra i favoriti

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Stradavuelta espana 2026

Vigilia di Vuelta, si parte con un cronoprologo che vede Pogacar, Tarling e lo stesso Van Aert tra i favoriti

Ieri sera a Monte-Carlo la sfilata dei 184 corridori protagonisti dell'ultimo GT stagionale, che scatterà sabato con una prova contro il tempo nel Principato. Il campione del mondo è il chiarissimo favorito in ottica generale e quindi Tripla Corona: "Avevamo valutato la Vuelta già a dicembre, ma so che sarà dura". Roglic, quattro volte re in maglia roja, acciaccato ma speranzoso: "Capiremo già in questi primi giorni cosa poter fare".

Tanta pioggia che sparirà, stando alle previsioni, nella giornata di sabato per lo start dell’81esima Vuelta Espana.

A Monte-Carlo è tempo di corrida iberica, per una partenza del tutto particolare, con il cronoprologo di 9,4 km, su parte del tracciato iconico della Formula 1, che domani assegnerà la prima maglia roja. Sarebbe splendido che a conquistarla fosse Josh Tarling, in ricordo del fratello Finlay morto una settimana fa per quel drammatico e inaccettabile incidente al Giro del Portogallo, ma per il fenomenale specialista britannico non sarà facile, sotto ogni punto di vista, con lo stesso Tadej Pogacar ad insidiarlo vista la completezza del fuoriclasse sloveno.

Il bi campione del mondo è il netto favorito per conquistare anche l’unico GT che gli manca e completare la Tripla Corona dopo il Giro 2024 e i cinque Tour de France, con Onley, Mas, Gall, magari il compagno Almeida (con mille incognite), Carapaz e Skjelmose sulla sua strada.

Ieri sera la sfilata delle 23 squadre presenti e, tra i 184 corridori al via, c’è un ambizioso Wout Van Aert pure in chiave prima leadership. Nonostante prove contro il tempo messe parecchio da parte per il fiammingo, tra infortuni e scelte differenti, dopo la medaglia olimpica di Parigi 2024, il faro della Visma Lease a Bike ci crede: “Sono estremamente motivato e le ultime settimane di allenamento mi hanno dato fiducia”, le parole riportate da “Spazio Ciclismo” per colui che è rientrato, dopo aver perso il Tour, vincendo subito tre tappe e la generale del Giro di Danimarca, ma che punta fortissimo soprattutto sul Mondiale.

Vorrà la terza maglia iridata consecutiva anche Pogacar, che vive la seconda Vuelta della carriera in maniera speciale visto che si parte dal Principato dove ormai vive da anni: “Di questa opportunità ne avevamo parlato già a dicembre con lo staff – ha ammesso ieri in conferenza stampa lo sloveno capitano della UAE Team Emirates XRG – Tutti noi davamo la priorità al Tour, ma io volevo davvero partecipare alla Vuelta.

Ovviamente non posso saltare la Grande Boucle, ma mi sono detto che, con questa partenza da Monaco, quest’anno era l’occasione giusta per fare entrambe le gare”.

“Pogi” non vuole sbilanciarsi sul fatto che venga considerato lo strafavorito per il trionfo finale, il prossimo 13 settembre a Granada: “Ho avuto abbastanza tempo per recuperare dopo il Tour de France e si parte vicino casa mia, penso che sia l’unico obiettivo che mi manca e quindi darò il massimo per cercare di vincere. So bene che sarà una corsa dura, ho bei ricordi del 2019 (podio e 3 successi di tappa), all’epoca ero ancora un ragazzino, ma ora il mio approccio a qualsiasi gara è completamente diverso. Quindi mi sembra quasi di essere di nuovo alla mia… prima Vuelta”.

Chi la maglia roja l’ha portata sino in fondo per quattro volte, come solo Roberto Heras nella storia, è Primoz Roglic che però ha avuto un avvicinamento complicatissimo, oltre ad un 2026 in generale al di sotto degli standard ai quali ci aveva abituato il quasi 37enne connazionale di Pogacar e comunque unico riferimento qui per la Red Bull-Bora Hansgrohe, al di là del giovane Tuckwell; l’incidente patito, travolto da una macchina in allenamento a fine luglio, è costato molto come spiega “Rogla”. “Invece di prepararmi, ho fatto riabilitazione – le parole del classe 1989 ex saltatore, riportate dai colleghi di Spazio Ciclismo – Cosa è successo quel giorno? La velocità non era molto alta, anzi, ma sono caduto di traverso sul sedere. Almeno non mi sono rotto nulla.

Le mie ambizioni per questa Vuelta? Se me lo chiedessi adesso, ma anche dieci giorni fa, non direi di potermi mettere in sella alla bici da cronometro. Insomma, infilarmi i calzini nei piedi è stata la cosa più difficile da fare per almeno tre settimane”.

Lavoro in quota facendo base a Tignes, “ma sento ancora fastidio, eccome, e non riesco a stare sdraiato sul fianco destro. Sto abbastanza bene da andare in bici e venire qui per iniziare la Vuelta. Sono fortunato che non ci sia una cronometro di 30 chilometri; con questo tipo di percorso, forse posso partire bene, poi vedremo nei prossimi giorni come andrà. Probabilmente, che lo voglia o no, con queste prime tappe (già in montagna alla 3^ e 4^ frazione, ndr) avrò già alcune risposte; a seconda di questo, vedremo poi per la seconda e la terza settimana se e come cambiare la situazione”.

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