Alaphilippe, che shock: l'ex bi campione del mondo si ritira con effetto immediato, lascia un grande delle due ruote

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Alaphilippe, che shock: l'ex bi campione del mondo si ritira con effetto immediato, lascia un grande delle due ruote

Come ha anticipato ieri sera L'Equipe, l'asso transalpino rinuncerà al terzo anno di contratto con la Tudor: l'ultima sua gara, quindi, la tappa finale del Tour con passerella a Montmartre. Le perle iridate di Imola e Leuven restano i suoi capolavori più preziosi assieme alla gialla sognata (e vestita per due settimane) nel 2019 quando vinse anche la Sanremo, ma ci sono anche tre edizioni della Freccia Vallone, la "sua" corsa, la Strade Bianche e tanto altro nel suo palmares.

Uno shock, per le tempistiche più che per la scelta già nell’aria da qualche tempo.

Julian Alaphilippe si ritira con effetto immediato, la comunicazione è arrivata ieri sera tramite L’Equipe, anche se la Tudor che l’aveva ingaggiato per il triennio 2025-2027 non l’ha ancora confermato: il fuoriclasse di St. Amand Montrond rinuncia al suo ultimo anno di contratto con la compagine elvetica e non concluderà neppure (era atteso alle classiche canadesi e magari al Lombardia) la stagione 2026.

L’ultima sua corsa, quindi, resterà l’ultima tappa del Tour de France, quando nel circuito con l’erta di Montmartre uno dei campioni francesi più amati era stato omaggiato dal pubblico di Parigi con un’ovazione da brividi, e forse proprio quel senso di gratitudine ha fatto pensare a Julian che lasciare subito sarebbe stata la cosa migliore.

E’ chiara, la mancata competitività nelle ultime stagioni, ed è cambiato un po’ tutto dalla terribile caduta rimediata alla Liegi-Bastogne-Liegi 2022, la classica più adatta alle sue caratteristiche che incredibilmente non ha mai vinto pensando soprattutto a quel beffardo epilogo del 2020 con esultanza e Roglic che lo passa sulla linea (anche se poi Alaphilippe verrà declassato dal 2° al 5° posto, da capire se sarebbe stato così anche in caso di successo), ha pesato in maniera decisiva sul futuro dell’asso transalpino.

A 34 anni, termina una carriera bellissima, con l’ultima perla al GP de Québec lo scorso settembre, con i due titoli mondiali del 2020 e 2021, staccando tutti a Imola e Leuven, che restano le vittorie più memorabili.

E poi le sei tappe, con maglia a pois nel 2018 e quella gialla vestita a più riprese, ma soprattutto sognando per due settimane nel 2019 quando a 48 ore dalla conclusione la Francia sognava di tornare a conquistare il Tour proprio con Alaphilippe, poi 5° cedendo sull’Iseran e nell’ultima frazione di montagna a Val Thorens.

Al Giro d’Italia l’impresa del 2024 a Fano, a livello di monumento “solo” la Milano-Sanremo del 2019, prima di concludere 2° l’anno successivo a pochi centimetri da Van Aert, con tripletta sul Mur de Huy per una Freccia Vallone che solo Valverde ha saputo interpretare meglio di lui, e ancora San Sebastian, Strade Bianche, le classifiche finali a Tour of Britain e Tour of California quando erano nel World Tour, per non parlare delle tante tappe con stoccate da fuoriclasse alla Tirreno-Adriatico, ai Paesi Baschi e al Delfinato.

Ci mancherà la classe del moschettiere di Francia.

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