Bettiol, il pensiero a Massini e quelle vittorie così speciali: "Marcello mi ha dato una mano dall'alto"

Bettiol, il pensiero a Massini e quelle vittorie così speciali: 'Marcello mi ha dato una mano dall'alto'
Info foto

LaPresse

Stradagiro d'italia 2026

Bettiol, il pensiero a Massini e quelle vittorie così speciali: "Marcello mi ha dato una mano dall'alto"

Lo storico ds scomparso pochi giorni fa nei pensieri del vincitore della tappa di Verbania, tornato ad esultare al Giro 5 anni dopo la prima volta. Vingegaard si sente pronto ad attaccare domani verso Pila, vero crocevia prima della volata di Milano e del giorno di riposo.

Alberto Bettiol e un successo di peso che mancava da tanto tempo, quando pochi giorni prima del Tour de France partito dalla sua Firenze, si vestì col tricolore per andare alla Grande Boucle sognando pure la maglia gialla, che sul traguardo di Rimini non riuscì a conquistare (ma non ci andò neppure lontano).

Il Giro d’Italia vede un azzurro cogliere il tris e sul traguardo di Verbania è toccato al corridore toscano della XDS Astana, che sulle strade in rosa aveva timbrato solo a Stradella, nel lontano 2021.

Il tutto alla vigilia del tappone valdostano, con l’arrivo di Pila (16 km al 7,2% di media) che potrebbe portare al cambiamento in vetta alla generale, visto che una frazione del genere strizza l’occhio a Jonas Vingegaard distante appena 33” da Afonso Eulalio. Lo stesso grande favorito della corsa, parlando al microfono di Stefano Rizzato in casa Rai Sport dopo la giornata odierna vissuta ancora in maglia azzurra di miglior scalatore, ha confermato di sentirsi bene, “dopo aver avuto qualche malanno nei giorni scorsi, anche se nulla di troppo grave.

Sto bene e, se ci sarà l’opportunità, mi piacerebbe provarci domani”.

Nel frattempo, al “Processo alla Tappa” tutta la gioia di Bettiol dopo lo splendido finale regalato a tanti tifosi, ma anche amici della zona e la stessa fidanzata, verbanese doc, e con i pensieri ad uno dei direttori sportivi che più ha creduto in lui, Marcello Massini (scomparso all’inizio di questo Giro), nei primi anni da ragazzo alla Mastromarco. “E’ sempre una liberazione quando si vince, facciamo tanti sacrifici e scherzavo proprio con Afonso in questi giorni perché abbiamo passato tanto tempo anche con lui sul Teide – le parole del fiorentino riferendosi al lungo raduno in altura pre Giro – C’è poco tempo per godersi i successi e questo è il momento di farlo per me.

La squadra sta andando molto bene, anche se non è facile fare un Giro come il nostro (con Silva, pure in maglia rosa, e Ballerini a portare a casa un successo a testa, oltre agli ottimi piazzamenti di Ulissi e Scaroni, ndr); la mia ragazza abita qui, a 50 metri dall’arrivo, lungo la strada ho riconosciuto tanta gente che conosco, qui mi sento a casa pur vivendo a Lugano”.

Sul duello conclusivo sulle rampe di Ungiasca contro Leknessund, Alberto analizza: “Non sono uno scalatore e ho cercato di fare il mio ritmo sulla salita, avevo accettato l’idea che qualcuno mi staccasse ma ad un certo punto Leknessund era come se tornasse indietro. Così, al cartello dei 150 mt al GPM mi sono detto di provare, sapendo che quella era l’ultima rampa ripida. Ho guadagnato subito qualche secondo, mi immaginavo piuttosto una bagarre prima tra i passisti in pianura, ma non c’è stata.

E oggi sono convinto che Marcello mi abbia dato una mano dall’alto”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Consensi sui social