Dopo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome, sarà Vingegaard l'8° re di Roma: "Rosa bellissima"

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Dopo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome, sarà Vingegaard l'8° re di Roma: "Rosa bellissima"

Ancora prima di Pogacar, che ora sfiderà al Tour de France, il campione scandinavo ha completato la collana dei grandi giri, diventando l'ottavo corridore con la "Tripla Corona" nel palmarès. Le sue parole dopo l'ennesima impresa a Piancavallo, in attesa della passerella nella capitale domenica sera, quando sfilerà anche Giulio Ciccone in maglia azzurra ("dispiace per la mancata vittoria di tappa, ma il premio di miglior scalatore non è solo di consolazione"). Piganzoli e Caruso i due migliori italiani in top ten, ma c'è anche la grande delusione di Pellizzari.

Un capolavoro in cinque mosse, dal Blockhaus al Corno alle Scale vincendo di misura nel finale di prima settimana, per poi soffrire nella cronometro della Versilia, ma salire di condizione e scatenarsi tra l’assolo di Pila e quello di Carì, quando il minuto di vantaggio guadagnato in entrambe le occasioni su Felix Gall aveva già messo al sicuro il suo trionfo nel Giro d’Italia n° 109.

E dopo aver concesso ieri nel tappone dolomitico, con il compagno Kuss ad alzare le braccia al cielo ai Piani di Pezzé, Jonas Vingegaard ha voluto chiudere da par suo, con la cinquina di timbri negli arrivi in quota prendendosi tutta la scena pure a Piancavallo.

Il danese, tra 24 ore, diventerà l’ottavo uomo a completare la “Tripla Corona”, ovvero quei corridori in grado di vincere i 3 grandi giri, nel caso di Jonas con il Tour in due occasioni (2022-2023), prima della Vuelta 2025, e la Grande Boucle per la terza maglia gialla sarà l’altro suo grande obiettivo stagionale, sfidando a luglio Tadej Pogacar (ma anche Seixas, Evenepoel, Del Toro, Ayuso, Lipowitz…) che, avendo preso parte al GT spagnolo solo da giovanissimo, chiudendo 3° nel 2019, la collana non l’ha ancora… messa al collo.

Vingegaard arriva dopo Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome. “Mi piace vincere e voglio farlo il più possibile – le sue parole nel post corsa, come riporta “Spazio Ciclismo”, oltre ad aggiungere poi un delicato pensiero nel ricordo del terremoto del 1976 che distrusse parte del Friuli, visto che la corsa rosa oggi ha portato i pensieri a quel ricordo di 50 anni fa omaggiando la regione con una tappa molto speciale – Abbiamo deciso di provarci anche oggi, che era l’ultima occasione in montagna.

I ragazzi sono stati fantastici e anche per me è stata una gran giornata. Aver vinto cinque tappe e avere un vantaggio consistente è qualcosa di speciale per me; abbiamo dovuto improvvisare nel finale, perché Sepp ha detto che non stava al meglio e Davide (Piganzoli, ndr) anche si è dovuto staccare, Bart (Lemmen) è stato straordinario e ha fatto un gran ritmo sin dai piedi della salita.

Il piano era di partire più tardi, ma abbiamo dovuto cambiarlo. Spero per domani in una semplice giornata per velocisti, anche se non si sa mai e la fuga potrebbe anche arrivare. Ovviamente ci godremo la tappa ma lo faremo già questa sera, anche se sarà lunga con il volo verso Roma. La maglia rosa è davvero bellissima”.

Per l’Italia, in attesa di vedere se domenica nella capitale Jonathan Milan (che oggi è passato nella sua Buja, per quella che è stata una grandissima emozione) riuscirà a sbloccarsi portando a casa il quarto successo di un corridore di casa in questo Giro, dopo le firme di Ballerini, Ganna e Bettiol, sono arrivati due piazzamenti nella top ten della generale, in un incrocio generazionale tra Davide Piganzoli, classe 2002 gran 8° da gregario di Vingegaard e a poco più di 1 minuto dalla maglia bianca rimasta però sulle spalle di Eulalio, e Damiano Caruso (di quasi 15 anni più “anziano”), all’ultima corsa rosa della carriera, 9° finale e 3° di tappa ad Andalo, eterno guerriero di un’edizione che, per i nostri colori, è stata comunque al di sotto delle attese per quanto accaduto con Giulio Pellizzari.

Lo scalatore di Camerino era considerato il secondo favorito della corsa e, dopo un avvio ottimale, ha iniziato a cedere nella giornata di Corno alle Scale sino al crollo totale di Carì.

Chi ha portato a casa qualcosa, anche se la vittoria di tappa non è arrivata ma dopo aver vestito per la prima volta in carriera la maglia rosa (seppur per un solo giorno), è Giulio Ciccone che oggi ha chiuso aritmeticamente i conti per la maglia azzurra: seconda volta per l’abruzzese quale miglior scalatore del Giro, dopo il 2019. “Dispiace un po’ per la tappa che non è arrivata, era uno degli obiettivi principali assieme a questa maglia – le parole del corridore della Lidl-Trek, intervistato da Stefano Rizzato per Rai Sport – Ho sprecato tantissimo in questo Giro e anche oggi ero morto, quindi ho puntato solo alla classifica degli scalatori per portarla a Roma.

E’ stato un bel Giro d’Italia, non è un premio di consolazione questo e sono soddisfatto, prima di andare al Tour con compiti diversi per aiutare Ayuso in ottica classifica. Di nuovo in maglia azzurra dopo 7 anni? Diciamo che è stata molto più complicata della prima volta, in quel caso fu più divertente ma il ciclismo è cambiato parecchio, il livello si è alzato tantissimo ma l’importante è rimanere al passo”.

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