Dal 1973 di Gibì Baronchelli al 2026 di Finn: doppietta Giro Next Gen-Tour de l'Avenir, Lorenzo è già grande

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Stradatour de l'avenir 2026

Dal 1973 di Gibì Baronchelli al 2026 di Finn: doppietta Giro Next Gen-Tour de l'Avenir, Lorenzo è già grande

Si completa il trionfo in maglia gialla del genovese classe 2006, che a Ceresole Reale, proprio nella frazione tutta italiana che ha chiuso la 62esima edizione della corsa a tappe internazionale più importante per il panorama giovanile, ottiene il secondo successo dopo quello nella cronoscalata piegando Ramirez in un gran duello. Bravissimo il belga Driesen che conserva la piazza d'onore nella generale. E ora... il Mondiale con i pro dopo aver già vestito l'iride degli U23.

L’ultimo km è stata emozione pura, in solitaria con la maglia gialla sempre più brillante e i palloncini degli stessi colori sventolati dai suoi tifosi sugli ultimi tornanti che portavano all’arrivo di Lago Serrù.

Che giornata per Lorenzo Mark Finn e il ciclismo italiano, che potrebbe aver davvero trovato il campione del futuro, senza sottovalutare quello che stanno facendo corridori come Pellizzari e Piganzoli, non a caso sul podio del Tour de l’Avenir alle spalle di un certo Del Toro, 3 anni fa.

Ne sono trascorsi 53 dall’ultimo trionfo di un azzurro, anche se per questa edizione il 19enne ligure ha corso (dopo aver disputato l’edizione del 2025 con la maglia della nazionale) con la sua Red Bull-Bora Hansgrohe, per la quale passerà professionista nel 2027; dopo Gibì Baronchelli, ora si può ufficialmente dire che il campione del mondo U23 ha firmato come il lombardo la vittoria finale nella corsa a tappe internazionale più importante per i giovani, e l’ha abbinata al successo al Giro Next Gen proprio come fece colui che poi, al primo anno tra i “grandi” nel 1974, sfiorò la maglia rosa più importante cedendo di soli 12” a Eddy Merckx dopo quel folle duello alle Tre Cime di Lavaredo.

Era destino che questo Avenir terminasse in Italia, con la 7^ e ultima tappa tutta piemontese da Strambino ai 2243 metri di quota di Ceresole Reale. E con il simbolo del primato sulle spalle, Finn ha chiuso in bellezza conquistando la seconda vittoria in questa edizione n° 62 dopo la cronoscalata di Flaine.

Gestione di nuovo magistrale, come ieri sull’Iseran, da parte del ragazzo genovese che assieme ai suoi ha contenuto a meno di un minuto il ritardo dal belga Van Kerckhove, non certo l’ultimo arrivato, sino a poco più di 5 km dalla conclusione (il tratto più duro della lunghissima salita finale, 30 km al 5,2% ma con pendenze sul 10-11% nel gran finale) quando Mateo Ramirez, come nel tappone di 24 ore prima, ha attaccato seguito solo dalla maglia gialla.

L’ecuadoregno, alla ricerca del podio in GC, è stato poi stroncato da Lorenzo a 2500 metri dall’arrivo, con il talento azzurro che ha tagliato il traguardo con 27” di vantaggio sul belga Niels Driesen (Lotto), primo leader di questo Tour e oggi davvero sorprendente, tanto da difendere la piazza d’onore finale a 2’34” da Finn, e 28 su Ramirez (UAE), amaro 4° in classifica (con un distacco di 3’46”) a soli 4” da Vanhuffel, per un doppio podio belga.

Quarto di tappa il brasiliano Henrique Bravo della Soudal, che era uno dei grandi favoriti alla vigilia dopo il podio al Giro Next Gen (con Ramirez alle spalle di Finn) e sarà 5° nella generale davanti al francese Fabries, seconda punta UAE Gen Z e oggi 5° a 41”.

Per Finn, tra un mese l’ultimo vero obiettivo della stagione che di fatto è un esperimento in chiave futura: a meno di sorprese clamorose, il classe 2006 genovese verrà infatti convocato dal ct Amadio per i campionati del mondo di Montréal tra… i professionisti, considerato che in vista del salto definitivo con i pro non avrebbe più senso cercare il bis della maglia iridata dopo il trionfo, appunto tra gli U23, di Kigali 2025.

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