Il futuro dell'Italia è già qui, Lorenzo Finn è una garanzia. "Dalle classiche italiane al Mondiale, ora solo con i pro"

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Lorenzo Riva

Stradal'intervista

Il futuro dell'Italia è già qui, Lorenzo Finn è una garanzia. "Dalle classiche italiane al Mondiale, ora solo con i pro"

Dopo il trionfo storico al Tour de l'Avenir, per la doppietta col Giro come riuscì solo a Baronchelli nel 1973, il classe 2006 genovese analizza ciò che lo attende, a partire dalla gara iridata di Montréal con i grandi, ritrovando anche il suo vecchio rivale Seixas. "Da Under 23 sono stati due bellissimi, qui con due arrivi in quota è stato anche un test per il futuro". La maturità di questo ragazzo, credeteci, è qualcosa di clamoroso.

Una garanzia per il futuro, un diciannovenne che parla come un veterano, con origini british (dal papà) ma sangue genovese, Geraint Thomas quale primo idolo e un futuro radioso davanti.

Sì, perché Lorenzo Mark Finn rappresenta ciò che il ciclismo italiano attende da anni, ovvero un uomo di classifica solido e affidabile per le tre settimane, ma che potrà fare benissimo anche nelle classiche di un giorno, d’altronde stiamo parlando di un corridore a tutto tondo che ha già vinto in serie, dominandoli, i Mondiali jr a Zurigo 2024 e quello da U23 a Kigali, poco meno di un anno fa.

Proprio per questo, visto che un’altra maglia iridata di categoria gli servirebbe a poco, correrà la sfida iridata dei professionisti a Montréal il prossimo 27 settembre, l’ha confermato ufficialmente il talento che dal 2027 vestirà la maglia della Red Bull-Bora Hansgrohe per la prima stagione tra i “grandi”, subito dopo il suo trionfo totale al Tour de l’Avenir.

Il classe 2006 ligure, che nell’appuntamento internazionale più importante per i giovani si è preso due tappe e ha chiuso in bellezza, da solo a braccia alzate vincendo a Ceresole Reale davanti ai suoi tifosi e col distacco record nel nuovo millennio all’edizione n° 62 (2’34” sul belga Driesen), riportando l’Avenir in Italia 53 anni dopo Gibì Baronchelli che fece la stessa doppietta col Giro come Lorenzo, ha parlato così a Directvelò. “Sì, parteciperò ad alcune gare di un giorno in Italia (le classiche di settembre, dalla Coppa Sabatini a Larciano, ndr), poi ai Mondiali con i professionisti. Sarà una bella esperienza”.

Un percorso, quello di Lorenzo, del tutto differente dai rivali in categoria juniores (che ha battuto a Zurigo) come Albert Withen Philipsen, quest’anno frenato dalle cadute ma che stava già esplodendo, e Paul Seixas che ormai è una garanzia tra i pro e ha letteralmente bruciato le tappe. “Durante i miei due anni nelle categorie giovanili, l’obiettivo era cercare di vincere il Giro, il Tour de l’Avenir e il Mondiale, sono riuscito a conquistarli tutti e tre ed è davvero incredibile – le parole di Lorenzo allo stesso portale transalpino – Questa è stata la ciliegina sulla torta, il palmares della corsa parla da sé.

Devo ringraziare la squadra, anche oggi (ieri, ndr) abbiamo tenuto la fuga a portata di mano e poi, nell’ultima salita, sono riuscito a staccarmi e a sigillare la vittoria.

Conoscevo la salita perché l’avevo già studiata. Prima della partenza, volevo conquistare la tappa per alzare le braccia (in maglia gialla, non avendolo potuto fare nella cronoscalata di Flaine), vincere in Italia è al tempo stesso magnifico. È un’emozione unica e con la gente che mi ha incoraggiato, è stato davvero bello”.

Il genovese di Avegno aggiunge un dettaglio importante: “Il finale dell’Avenir era un test importante per il futuro. il Giro è stato duro e di alto livello, ma non c’erano arrivi a certe altitudini. Qui, in tappe come quella di martedì con 5.000 metri di dislivello, si tratta di profili che si ritrovano al Tour de France o al Giro – ha analizzato il campione del mondo U23 riferendosi ai traguardi dell’Iseran, a quota 2759 mt, e di ieri al Lago Serrù di Ceresole Reale a 2243 mt – Arrivare in testa sentendomi bene sopra i 2.000 metri è qualcosa che non avevo mai fatto. È stata una tappa fondamentale prima del mio passaggio tra i professionisti”.

E ancora: “Sono stati due anni dedicati a conoscere il mio corpo e a prepararmi per il futuro, ma davvero bellissimi. Ho trovato dei buoni punti di riferimento per il futuro: sulla gestione dei ritiri, delle gare e anche sul fatto di correre da favorito. Penso di aver fatto la scelta giusta rimanendo un secondo anno negli U23, e poi vincere l’Avenir è un ricordo indelebile. Nel 2025 mi sono classificato sesto al Giro e quarto in Francia, forse mi mancava quell’1 o 2% nelle tappe chiave.

Quest’anno sono riuscito a migliorare sotto questo aspetto, ora correrò solo con i pro e vedremo come andranno le cose”.

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