Nel giorno dell'85° compleanno, ci ha lasciati Giancarlo Ferretti. Il dolore di Petacchi: "Mi ha cambiato la carriera"

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Oscar Pirazzini

Stradalutto

Nel giorno dell'85° compleanno, ci ha lasciati Giancarlo Ferretti. Il dolore di Petacchi: "Mi ha cambiato la carriera"

Nella serata di ieri, la notizia della scomparsa del "sergente di ferro", uno dei tecnici più vincenti nella storia del ciclismo mondiale; con il tecnico romagnolo gli ultimi trionfi di Gimondi, quelli di Argentin, Sorensen, Bartoli, Bettini, sino appunto al velocista spezzino che l'ha ricordato così.

Se n’è andato nel giorno del suo 85° compleanno, Giancarlo Ferretti.

Il ciclismo dice addio al tecnico romagnolo, poi diventato anche manager delle sue squadre dopo anni e anni in ammiraglia, sempre all’attacco tranne… per il “suo” Alessandro Petacchi, visto che in quella Fassa Bortolo spesso costruita attorno al velocista spezzino, re della Milano-Sanremo 2005 e capace di dominare le volate dei grandi giri (clamoroso il filotto tra Giro, Tour e Vuelta nel 2003), si correva compatti tirando per decine di km verso lo sprint. “Il mondo del ciclismo piange un grande tecnico, personalmente ho perso una persona speciale che ha saputo capirmi e cambiare la mia carriera. Non dimenticherò mai quello che hai fatto per me”, le parole di “Ale Jet”, tra i primi a ricordare colui che per tutti è sempre stato il “Sergente di Ferro”.

L’ex corridore romagnolo, nativo di Lugo, dopo la carriera sui pedali (dal 1963 al 1970 ha corso da professionista senza ottenere vittorie) ne ha vissuto una lunghissima e ricchissima di successi; Ferretti ha sempre parlato con orgoglio delle oltre 500 vittorie ottenute con i suoi ragazzi, partendo dalla Bianchi di Felice Gimondi, che nel 1973 vincerà il Mondiale dopo gli anni alla Salvarani e chiuderà con il suo terzo Giro d’Italia nel ’76, alla favola dell’Ariostea da fine anni ’80, con Moreno Argentin e Rolf Sorensen tra gli altri, passando per la MG poi Technogym, con Michele Bartoli tra Fiandre e Liegi al giovane Paolo Bettini, e a proposito di talenti lanciati ecco Ivan Basso dalla Riso Scotti alla Fassa Bortolo che ha vinto quasi tutto dal 2000 al 2005, anche se non sono mancate pagine dolorosissime in tema di doping, tanto da portare lo sponsor veneto ad abbandonare il ciclismo e, di fatto, proprio alla corte di patron Paolo Fassa, ha concluso la sua avventura da tecnico e manager lo stesso Giancarlo Ferretti.

Tornando a Petacchi, fu proprio lui a capire che il ragazzo passato professionista con la famiglia Reverberi, ma per 4 anni (dal 1996 al 1999) praticamente gregario e attaccante nelle fughe, sarebbe potuto diventare il miglior velocista al mondo nell’era post Cipollini, battendo anche a più riprese il fuoriclasse lucchese oltre a lanciarlo a Zolder, nel giorno del Mondiale di Super Mario.

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