Un altro volo da maestro per il mito delle pietre: Van der Poel bis a Roubaix, è un dominio assoluto

Un altro volo da maestro per il mito delle pietre: Van der Poel bis a Roubaix, è un dominio assoluto
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Un altro volo da maestro per il mito delle pietre: Van der Poel bis a Roubaix, è un dominio assoluto

Undici anni dopo Cancellara e nell'edizione 121 da media record, il campione del mondo (solo Van Looy in precedenza ha fatto l'abbinata con l'iride sulle spalle) abbina la regina delle classiche al Fiandre vinto sette giorni prima. Alpecin di nuovo strepitosa, con Philipsen secondo come 12 mesi fa e Pedersen gran terzo. Gara amara per gli italiani.

Tre minuti tondi.

Il distacco inflitto da Mathieu Van der Poel ai primi rivali alle sue spalle al traguardo, e che rivali visto che è un podio semplicemente regale, quello della Parigi-Roubaix 2024, con le stesse prime due piazze del 2023, visto che Jasper Philipsen completa un'altra doppietta Alpecin-Deceuninck (per la prima volta nella storia, lo stesso team vince le prime tre monumento della stagione) anticipando allo sprint Mads Pedersen (Lidl-Trek), al primo podio nella regina delle classiche davanti a Nils Politt (UAE Emirates), 4° dopo il 3° al Fiandre e che precederà Kung, Gianni Vermeersch (terzo Alpecin nelle prime sei posizioni e capace di una corsa straordinaria a supporto dei due leader), il giovane neozelandese Pithie al debutto, poi Meeus (8°) che ha regolato il gruppetto più corposo a quasi 5 minuti dal vincitore.

Per MVDP è bis nel velodromo più iconico, un anno dopo e questa volta con la maglia iridata sulle spalle, per una doppietta Fiandre-Roubaix da campione del mondo in carica come riuscì a fare solo Rik Van Looy in passato (ovvero nel 1962) e che mancava, in senso assoluto, dal 2013 a firma Fabian Cancellara.

Sesta monumento in bacheca per l'asso olandese, tra l'altro con media record per un “Inferno del Nord” corso, grazie anche al vento tendenzialmente abbastanza favorevole, alla folle velocità di 47,8 km/h e con un assolo di 60 km.

Per l'Italia è stata una Roubaix difficilissima: rispetto al Fiandre non c'erano grandissime aspettative, ma certo il solo 50° posto di Andrea Pasqualon fa male, in una corsa cominciata già male con la caduta, a 220 km dalla conclusione, che ha costretto al ritiro Viviani e soprattutto Milan, costringendo Bettiol già ad inseguire.

L'Alpecin-Deceuninck ha dominato, creando già la selezione decisiva a quasi 160 km dall'arrivo; in pratica, già ben prima della Foresta di Arenberg (la tanto temuta chicane è stata... irrilevante) sono rimasti circa 35 uomini a giocarsela, poi nel tratto più famoso ha attaccato Van der Poel per la prima volta, con Pedersen, Philipsen e Mick Van Dijke a ruota.

La foratura del vincitore della Sanremo ha rimescolato un po' le carte, con Kung e Politt ad attaccare guadagnando quasi 40” sul plotoncino con MVDP e Philipsen, ma quando mancavano ancora 60 km alla conclusione ecco partire il “Divino”. Pochi km e dietro hanno subito capito che si sarebbe dovuto lottare per le altre due piazze sul podio, con il volo leggerissimo (sulle pietre terribili di questa corsa unica) di un immenso Mathieu, mentre un Pedersen generosissimo veniva poi piegato solo nella volata a tre da Philipsen.

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