Un Giro bellissimo quello di Vollering, l'eterna Van der Breggen e la cinquina tricolore. E due episodi che fanno male

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Stradagiro d'italia women 2026

Un Giro bellissimo quello di Vollering, l'eterna Van der Breggen e la cinquina tricolore. E due episodi che fanno male

Tiriamo una riga sulla 37esima edizione della corsa rosa, che ha regalato puro spettacolo anche per il gran bel disegno di un percorso che ha permesso di delineare la classifica dopo la cronoscalata sul Nevegal, dando anche alle velociste (che poker di Balsamo) le giuste occasioni. Al tempo stesso, il taglio della tappa regina è la clamorosa estromissione di Wiebes hanno rovinato in parte i confronti a livello tecnico, anche se la giornata conclusiva di Saluzzo ha "cancellato" quanto accaduto il giorno precedente. E poi la delusione di Consonni, il saluto di Cecchini, l'esplosione di Holmgren...

Un Giro d’Italia Women bellissimo, con un paio di episodi che hanno fatto male, ma una chiusura degna di uno dei film che, proprio con il loro finale, racchiudono un viaggio precedente spumeggiante, condito anche da polemiche e da mille emozioni.

La corsa rosa di Demi Vollering, della sua Tripla Corona che vale la storia alla pari di Annemiek Van Vleuten, con quel ribaltone clamoroso e leggendario messo in atto dalla fuoriclasse olandese nella 9^ e ultima tappa, ieri sulle salite attorno a Saluzzo. Il primo Giro di “Deminator” che, proprio in extremis, non è stato il quinto della magnifica e infinita carriera di Anna Van der Breggen, la sua mentore ed ex compagna e ds in ammiraglia, tornata ad essere rivale dal 2025 con l’addio della n° 1 al mondo alla SD Worx e il contemporaneo rientro agonistico della pluricampionessa del mondo e quattro volte regina in rosa.

La capitana dello squadrone tulipano è andata vicinissima, perdendo la maglia di leader proprio all’ultimo giorno come alla recente Vuelta Femenina, ad un nuovo capolavoro e ora punterà al Tour de France che, nella sua nuova versione targata ASO dal 2022, Anna non si è ancora giocata con le migliori. Davanti a lei, sul podio finale di questa 37esima edizione, ha concluso anche una strepitosa Antonia Niedermaier, a 23 anni mai così in alto in un GT, ma super protagonista del Giro anche nelle scorse tre annate.

Al 4° posto, dopo le due maglie rosa del 2024 e 2025, una stoica Elisa Longo Borghini perché davvero, come confesserà solo dopo il successo nella frazione finale di Saluzzo, non c’erano possibilità reali di tris, con questa concorrenza e una condizione fisica mai tornata al 100% dopo i guai della sua primavera, presentandosi dopo quasi 3 mesi senza corse.

La campionessa d’Italia ha segnato col suo tricolore la quinta vittoria in nove tappe, dopo il poker meraviglioso di Elisa Balsamo: la cuneese, nella sua regione proprio come “ELB” per il week-end conclusivo, è tornata ad esultare sulle strade del Giro dopo anni complicati e ha dominato la classifica a punti, mentre la maglia azzurra delle scalatrici è andata alla stessa Vollering e quella bianca di miglior giovane a Isabella Holmgren, la rivelazione del Giro in ottica classifica visto che la 2005 canadese della Lidl-Trek era quarta sino a ieri mattina, dopo il 2° posto sul Finestre alle spalle della futura vincitrice, e poi ha ceduto a Saluzzo salvando comunque un gran 7° finale (con Fisher-Black 5^ e De Vries 6^).

Peccato per i mancati sprint di Chiara Consonni, la grande delusa tra le ruote veloci (oltre a Wiebes, ma ne parliamo più avanti) come Charlotte Kool, bello e commovente l’addio di Elena Cecchini alla sua ultima corsa rosa, passando per la prima volta sulle strade di casa nella giornata friulana, mentre Monica Trinca Colonel dopo quella coraggiosa azione a Santo Stefano di Cadore ha ceduto e si è dovuta accontentare della 15esima piazza in GC (seconda miglior italiana), con la FDJ United Suez regina con Vollering che, oltre alle due tappe più dure vinte dalla stessa Demi, si è presa anche Salice Terme con il colpo della talentuosissima Célia Gery. E l’altro sigillo nella lunga settimana italiana è stato quello di Van der Breggen, semplicemente impressionante nella cronoscalata del Nevegal.

Ecco, parliamo del percorso: a noi è piaciuto, molto, anche perché ha dato possibilità ad atlete di ogni tipologia di mettersi in mostra, con tre volate “sicure”, un’altra a Buja di gruppo ridotto ma vinta ancora da Balsamo, una crono dura per delineare la classifica e vedere poi Vollering attaccare sin dal giorno successivo dovendo recuperare oltre un minuto alla maglia rosa, e tre tapponi veri tra Santo Stefano di Cadore, Finestre/Sestriere e, un po’ a sorpresa ma neppure troppo vista la situazione nella generale, Saluzzo.

Ecco, solo il guaio di sabato scorso sulla Cima Alfonsina Strada ha rovinato i piani, e se la slavina che poneva un tema serio sulla sicurezza ha portato ad una decisione che ci sta, quella di porre un traguardo di emergenza ad un km dalla vetta della durissima ascesa piemontese, sono le tempistiche che hanno creato un mare di polemiche e condizionato, sul piano tecnico, il finale della corsa, oltre a procurare un danno enorme a Sestriere che attendeva questo arrivo.

L’altro “caso” di questo Giro d’Italia Women, che vogliamo sottolineare positivo anche in termini di presenza di pubblico e di copertura televisiva, con due ore di diretta quotidiane su Rai 2 e Discovery+ (c’è chi ha polemizzato sulla mancata copertura di ieri per la salita chiave del Montoso, ma non va data per scontata una produzione di questo livello, sulla scia di quanto fatto dal Tour), è quello di Lorena Wiebes.

Un avvio shock, con la squalifica e di conseguenza estromissione dalla corsa della donna faro tra le sprinter, già dominante sul primo arrivo di Ravenna. In questo caso, l’organizzazione di RCS Sport (che guida il Giro Women dal 2024) non ha potuto fare nulla, ed è stata assieme alla SD Worx e alla campionessa olandese danneggiata in termini di immagine, per quel sottopeso della bicicletta di Wiebes, 20 grammi che i commissari UCI hanno rilevato e che hanno distrutto la partecipazione della fenomenale specialista che, al prossimo Tour de France, avrà tanta rabbia in corpo per cancellare tutto questo.

E che pochi giorni dopo l’esclusione, ha lanciato un bellissimo segnale sull’unità del movimento mettendosi a bordo strada, nel passaggio della corsa da Bardolino, a sostenere le colleghe.

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