Ora è ufficiale, a 41 anni Chris Froome si ritira dal ciclismo pro: "Non volevo finire con quell'incidente del 2025"

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Ora è ufficiale, a 41 anni Chris Froome si ritira dal ciclismo pro: "Non volevo finire con quell'incidente del 2025"

Nella serata in cui il "suo" Tour de France apre con la team presentation a Barcellona, il campione britannico ha annunciato che non riproverà a tornare in gruppo, dopo il secondo grave incidente della carriera avvenuto 10 mesi fa. In bacheca 4 Grande Boucle, 2 volte la Vuelta Espana e il Giro d'Italia del 2018, segnando un'epoca, anche per il modo di correre, con l'ex Team Sky.

Ora è ufficiale, Chris Froome lascia a 41 anni il panorama del ciclismo professionistico, ritirandosi dopo una carriera che, ad alto livello, è durata quasi un decennio e, di fatto, si è fermata a quel drammatico incidente, nella ricognizione della cronometro al Criterium du Dauphiné, nel giugno 2019 poco prima di tentare l’assalto alla quinta maglia gialla come Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain, obiettivo che Tadej Pogacar potrebbe coronare nel Tour de France che, proprio questa sera, toglie il velo con la sfilata delle squadre sul palco di Barcellona.

E in occasione del Circus Tour nella capitale della Catalogna, a cui il campione britannico ha partecipato in qualità di ambassador, per la prima volta Froome ha messo il timbro definitivo sul suo percorso agonistico: “Sì, mi ritiro anche se non è questo il modo in cui volevo che finisse, ovvero con quella caduta della scorsa estate. Già allora, però, mi ero reso conto che fosse finita”.

Il “keniano bianco” si riferisce all’incidente, anch’esso molto serio, avvenuto nell’agosto 2025 in allenamento sulle strade francesi, pochi giorni dopo quel Giro di Polonia che, a livello World Tour e in assoluto, rimarrà quindi l’ultima corsa di un viaggio che, dopo i primi anni da pro cominciando con la Barloworld di Claudio Corti, è diventato straordinario dal 2011, vincendo la prima delle due Vuelta Espana (anche se sulla strade vinse Cobo, l’assegnazione del primo dei suoi sette GT arrivò parecchi anni più tardi), con la seconda poi nel 2017 regolando Vincenzo Nibali nel duello finale, ma soprattutto al Tour dal primo podio nel 2012, scortando Bradley Wiggins alla maglia gialla, al poker tra 2013, 2015, 2016 e 2017.

E per completare la “Tripla Corona”, ecco nel 2018 il Giro d’Italia, resistendo alla pressione delle mille polemiche per la sua presenza dopo il caso salbutamolo (riferito alla Vuelta 2017, che non gli è stata tolta), dal quale venne scagionato in un periodo che Froome e il Team Sky (ora INEOS) hanno caratterizzato sotto tanti aspetti, dai famosi “marginal gains” alle modalità di corsa.

Nel palmarès di Chris, anche tre volte il Delfinato e due Romandia, ma pure le medaglie olimpiche a cronometro tra Londra 2012 e Rio 2016, non riuscendo mai ad incidere nelle corse di un giorno e vivendo, come purtroppo non si vorrebbe mai vedere per un fuoriclasse da grandi giri del suo calibro, le ultime stagioni lontanissimo dal vertice, sempre in maglia Israel (dal 2026 NSN) con la quale firmò un contratto ricchissimo dal 2021 al 2025, rimanendo senza squadra per questa stagione che, appunto, per Froome non è mai cominciata.

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