Wout, che sogno! Finalmente la Roubaix è di Van Aert, piegato Pogacar in uno sprint mozzafiato

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Wout, che sogno! Finalmente la Roubaix è di Van Aert, piegato Pogacar in uno sprint mozzafiato

Che corsa, la 123esima edizione dell'Inferno del Nord: il fiammingo conquista la sua seconda monumento e impedisce al campione del mondo, 2° come un anno fa, di completare la collana. Terzo Stuyven davanti a Van der Poel, sfortunatissimo come Ganna.

Una Parigi-Roubaix folle, pazza, meravigliosa, a 130 anni dalla storica prima sulle pietre per un vincitore che ha reso davvero milioni di appassionati felici, una favola che si completa nel suo regno che sognava di conquistare da una vita.

Wout Van Aert si prende l’Inferno del Nord, concludendo l’edizione numero 123 della media record (48,910 km/h, senza una vera fuga di giornata volando anche i primi 95 km su asfalto) con uno sprint a due mozzafiato che ha impedito a Tadej Pogacar di completare la collana delle cinque monumento come Merckx, Van Looy e De Vlaeminck, oltre a non poterle più vincere tutto in questo 2026 già condito dei capolavori dell’iridato a Sanremo e Fiandre.

E’ la giornata di un campione amatissimo, WVA, che mette in bacheca la seconda grande classica della carriera a quasi 6 anni dalla Milano-Sanremo del 2020; splendida la dedica del fiammingo della Visma Lease a Bike a Michael Goolaerts, col dito al cielo proprio mentre tagliava il traguardo nel velodromo dopo aver vinto nettamente il confronto a due con “Pogi”. Il giovane corridore belga morì proprio alla Roubaix, colpito da un arresto cardiaco, nell’edizione del 2018, lui che era compagno di Wout alla Veranda’s Willems.

E’ stato perfetto Van Aert, all’interno di una corsa approcciata come una furia dalla UAE Team Emirates XRG, che ha comandato sin dai primi settori di pavé, vedendo però il proprio capitano forare ai 120 km dalla conclusione: è stato il primo momento clou di questa Roubaix, con Pogacar che ha perso quasi un minuto e rincorso per una ventina di km prima di rientrare proprio poco prima di Arenberg.

E lì, nella leggendaria Foresta, ecco il secondo e più clamoroso colpo di scena: foratura di Mathieu Van der Poel, alla ricerca del poker consecutivo nella regina delle classiche come nessuno nella storia, e caos totale in casa Alpecin-PremierTech con Jasper Philipsen, che si è subito fermato per aiutare il compagno nonostante fosse il co-leader, a passare la sua bici all’asso olandese, ma con i pedali differenti è stato impossibile per MVDP pedalare fino ad uscire da quei 2 km iconici di Arenberg. Così, il grande favorito si è ritrovato fermo in mezzo al pavé, con Del Grosso a passargli la sua ruota, prima di forare ancora prima dell’uscita dalla Foresta e avere finalmente la “sua” bici quando ormai aveva perso oltre 2 minuti.

A quel punto, il “Divino” comincerà una furiosa rimonta, arrivando sino a meno di 25” dal plotoncino formatosi in testa con Pogacar, Van Aert e Pedersen punti di riferimento, ma anche Pippo Ganna bravissimo a rientrare prima di forare in maniera letale a 80 km dall’arrivo. Poco dopo capiterà anche a coloro che poi si giocheranno la corsa, ma in grado di rientrare rapidamente in tratti su asfalto, con WVA e il campione del mondo all’attacco in tandem ai -53 km per staccare tutti, mentre Van der Poel riprenderà Pedersen, Laporte, Stuyven, Bissegger e Mick Van Dijke, e Ganna uscirà definitivamente dai giochi bucando ancora una ruota (e cadendo, senza conseguenza, poco prima di cambiarla), per poi arrivare al velodromo 25° oltre i 7 minuti dal vincitore, comunque miglior italiano in classifica.

Pogacar proverà a staccare Van Aert soprattutto sul Carrefour de l’Arbre, ma il belga non mollerà nulla prima di giustiziare lo sloveno con uno sprint regale, mentre la terza moneta è di Jasper Stuyven (Soudal-Quick Step), che parte a 1500 mt dall’arrivo e anticipa di pochi metri la volata da 4° posto amarissimo di Van der Poel, davanti a Laporte, Mick Van Dijke, un generoso Pedersen 7° e Bissegger, 8°.

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