Il Tour è già chiuso? Pogacar resta cauto, ma che sberla a Vingegaard sui Pirenei. "Una delle mie vittorie più belle"

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Stradatour de france 2026

Il Tour è già chiuso? Pogacar resta cauto, ma che sberla a Vingegaard sui Pirenei. "Una delle mie vittorie più belle"

Il successo n° 23 alla Grande Boucle, sul traguardo di Gavarnie-Gedre, è stato il più impressionante della carriera (almeno al Tour) da parte dell'iridato, che già sul Tourmalet ha finalizzato l'enorme mole di lavoro della UAE che ha pure Del Toro in piena lotta per il podio. Vingegaard, ora a 2'42" nella generale non molla: "La lotta non è finita, so di poter migliorare".

Un Tour de France che sembra già chiuso, l’atteso sesto scontro consecutivo (dal 2021 al 2025 hanno sempre concluso loro nelle prime due posizioni della classifica) tra Pogacar e Vingegaard, a quanto pare in uscita dalle sfide sui Pirenei, quest’anno molto più morbidi del solito, non ci sarà.

Il campione del mondo, nella 6^ frazione da Pau a Gavarnie-Gedre, ha tirato una sberla a tutti quanti, in primis al suo eterno rivale sulle strade della Grande Boucle, colui che l’ha battuto nel 2022 e 2023. Da due anni a questa parte, però, lo sloveno ha cambiato marcia e i 2’38” tra i due, dopo l’assolo di 43 km dell’asso di casa UAE Team Emirates XRG, partito nei 5 km conclusivi del Tourmalet, rappresentano il più grande divario in un confronto diretto a favore di Pogacar, che oggi ha collezionato la perla numero 23 in termini di singoli successi di tappa, la seconda dell’edizione n° 113 dopo Les Angles, dove aveva conquistato la maglia gialla poi ceduta il giorno successivo a Traeen che oggi, al di là della caduta (peccato perché il norvegese è dolorante ad una spalla e c’è il rischio ritiro), era già lontanissimo “riconsegnando” il simbolo del primato al grande favorito per il trionfo finale a Parigi.

Se quasi tutti dicono già che il quinto Tour è cosa fatta, come le sole quattro leggende che sinora ci sono riuscite, giustamente “Pogi” resta cauto. “Mi ha ricordato il finale di tappa del 2023 (quando si scalò il Tourmalet, tra l’altro con record demolito oggi dallo sloveno, prima di finire a Cauterets su una salita poco più impegnativa di quella finale vista oggi e inedita al Tour, ndr), è una vittoria incredibile e tra le cinque più belle della mia carriera, credo – le parole del capitano della UAE nella flash interview internazionale del post tappa – Già ieri con i compagni parlavamo di questa giornata, c’era grande hype e questa mattina mi sono svegliato alle 7.00, non riuscivo a smettere di pensare alla corsa.

Sì, eravamo davvero tutti molto carichi e abbiamo corso come se non avessimo nulla da perdere, senza la paura di saltare. E alla fine, dopo un lavoro folle dei ragazzi, è andata bene. Non ho fatto calcoli e non pensavo a riprendere la maglia gialla, ho saputo che Traeen è anche caduto nella discesa del Tourmalet e mi dispiace, spero che stia bene. Forse avrei preferito non riprendere la maglia oggi, tutto sommato”.

Vingegaard ora si trova a 2’42” dall’avversario più forte di tutti, in zona 3 minuti e mezzo da Pogacar ecco in un fazzoletto Del Toro, oggi 3° dopo aver lanciato il compagno e poi perfetto in copertura per poi guadagnarsi pure l’abbuono, Evenepoel, Ayuso e poi appena più distanti, sui 4’ dal padrone del Tour, Seixas e Lipowitz che certamente possono pensare di lottare in chiave podio nella generale.

“È stata una giornata difficile – l’ammissione a Eurosport del danese, che ha vestito la gialla dopo la 1^ e la 2^ tappa – Certo, non è quello che speravamo ma a volte va così e la UAE ha lanciato un grande attacco sul Tourmalet, che non sono riuscito a seguire.

Ho dovuto pedalare al mio ritmo, in cima non ero ancora così indietro (30” da Tadej, ndr), ma la discesa non mi si addiceva molto essendo tutta da spingere. Le mie gambe miglioreranno, ci credo e non è ancora finita”.

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