Pogacar fa poker e... 25 tappe al Tour: doppietta super della UAE con Del Toro che anticipa Seixas e Vingegaard

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Pogacar fa poker e... 25 tappe al Tour: doppietta super della UAE con Del Toro che anticipa Seixas e Vingegaard

Anche a Le Markstein, 14^ tappa della Grande Boucle sulle montagne dei Vosgi, la maglia gialla stacca tutti e chiude con quasi 40" di margine sul compagno di squadra, strepitoso nel finale del Col du Haag dopo l'azione di Vingegaard (che resta 2° in GC a 4 minuti e mezzo dal campione del mondo), che guadagna pochissimo sui leader Red Bull-Bora e Ayuso. Carapaz eroe sfortunato di giornata.

Tre anni fa, sullo stesso traguardo, regolava solo allo sprint Jonas Vingegaard ma si trattava di un successo amaro, visto che la generale era ormai nelle mani del suo grande rivali.

Proprio da quella tappa finale di montagna è cambiato tutto, perché anche il Tour de France è un monologo del più forte di tutti, un Tadej Pogacar che a Le Markstein si prende la quarta vittoria di questa edizione della Grande Boucle, la venticinquesima sulle strade in giallo (-10 dal recordman Mark Cavendish…), diciassettesima di un’altra stagione folle.

Lo sloveno apre la doppietta di casa UAE Team Emirates XRG, completata da un bravissimo Isaac Del Toro, nel tappone dei Vosgi partito da Mulhouse per 155 km e, dopo lo sprint intermedio con Philipsen davanti a Pedersen, ancora padrone in maglia verde con 36 pt di vantaggio sul belga, ecco che sulla lunga ascesa al Grand Ballon, primo dei quattro GPM in una sorta di circuito “colorato” da una presenza di pubblico pazzesca (nonostante il maltempo, visto che i temporali nel corso della giornata non sono mancati, anche se negli ultimi 70 km non ci sono stati problemi in tal senso), è partita una maxi-fuga con quasi 40 uomini in avanscoperta, tra cui tre alfieri di una Visma che ha provato a movimentare le acque, ottenendo sostanzialmente zero.

La squadra della maglia gialla, però, ha subito chiarito che avrebbe controllato la corsa per vincere anche oggi, dopo la “concessione” di ieri verso Belfort, oltretutto là davanti si è inserito nuovamente un certo Tom Pidcock; risalito sino al 4° posto della generale, il britannico della Pinarello Q36.5 ad ogni modo si è speso poco nell’azione di giornata (presenti anche Tiberi, Frigo e Cattaneo), ben presto ridotta a 6 unità in fuga visto che sul falsopiano dopo la prima salita Carapaz e Valentin Paret-Peintre, entrambi in lotta per la maglia a pois (che rimarrà sulle spalle di Pogacar, ma con il francese ora 2° vincendo i primi 3 GPM e l’ecuadoregno 3°), verranno raggiunti dai gemelli Johannessen, da Healy (che si spende per il campione olimpico 2021) e poi Rubio.

Ai -60, in vetta al Ballon d’Alsace già affrontato venerdì, la UAE Team Emirates XRG aveva già raggiunto tutti gli altri fuggitivi, ad eccezione appunto del sestetto ora con un paio di minuti di vantaggio, diventato di 1’25” ai piedi dell’erta-verità, quella inedita del Col du Haag (11,2 km al 7,2%).

A sorpresa, ma neppure troppo, è la Decathlon CMA a fare il forcing sulle prime rampe con Benoot e Prodhomme in favore di un Paul Seixas senza paura, con il team di Pogacar che perde McNulty e Yates, senza aver tirato ancora un metro, e vede Del Toro dare la sensazione di essere in difficoltà come a Le Lioran. Ai -11 km, quando ne mancano 5 alla cima, comincia l’azione di Jonas Vingegaard dopo quella del compagno Kuss, e il primo big ad andare in difficoltà, a parte Pidcock (ce lo si poteva attendere) e Skjelmose, è Remco Evenepoel che però resta lì, ad una decina di secondi prima dei 1700 mt conclusivi sopra il 10%.

Poco prima di quel punto, Carapaz e Tobias Halland Johannessen vengono ripresi dal plotoncino dei big e appena si svolta per il muro finale, ecco la staffilata del campione del mondo: se inizialmente Vingegaard, generosissimo, riesce a rimanere da solo a pochi secondi dalla maglia gialla, negli ultimi 500 mt di salita il divario si amplia (23” allo scollinamento) e sul danese della Visma rientra prima Seixas, ma soprattutto con un’azione clamorosa Del Toro, che riesce a chiudere proprio all’inizio del falsopiano finale di 6 km, sul quale “Pogi” esonda anche perché il messicano resta a ruota dello scandinavo e del transalpino.

Nel frattempo, ad una ventina di secondi ecco Evenepoel tornare sul compagno Lipowitz e su Ayuso, trainandoli da par suo per guadagnare sul terzetto davanti, poi regolato dal secondo classificato del Giro 2025, a 38” da capitan Pogacar per l’uno-due UAE davanti a Seixas, gran 3°, e un Vingegaard che, proprio come quattro giorni fa sul Massiccio Centrale, dopo tantissimo lavoro paga 6” nello sprint finale e guadagna pochissimo a sua volta su Evenepoel, il suo primo inseguitore nella generale.

Il fiammingo bi olimpionico, infatti, termina in 5^ piazza a 48” da Pogacar, anticipando di un paio di secondi Ayuso e Lipowitz, mentre Carapaz è 8° a 1’18” (ma voleva la tappa, più che pensare alla pois o alla generale) davanti a Skjelmose, deluso a 1’40” come Lenny Martinez, entrambi assieme a Johannessen.

Pidcock pagherà 3’34”, scendendo dal 4° al 9° posto di una classifica che vede il favoritissimo per il quinto Tour della carriera ora con 4’30” tondi di margine su Vingegaard, 5’04” su Evenepoel, 5’19” nei confronti di Seixas nuova maglia bianca togliendola per un soffio ad Ayuso (+ 5’22”), con Lipowitz a 5’44” e Del Toro a 5’50”. Davide Piganzoli, unico italiano in top 20, ha perso un paio di piazze ed è ora 16° ad oltre 19 minuti dal re in giallo.

Domenica la chiusura della seconda settimana con il duro arrivo in quota al Plateau de Solaison, appena visto all’ex Delfinato (col trionfo di Isaac Del Toro) con i suoi 11 km al 9,1% di pendenza media.

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