Primo riposo al Tour, domani Le Lioran per una tappa complicatissima. Quale ruolo per Del Toro in casa UAE?

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Primo riposo al Tour, domani Le Lioran per una tappa complicatissima. Quale ruolo per Del Toro in casa UAE?

Dopo nove tappe, con le doppiette di Merlier e di un Pogacar già dominante, martedì la 113esima edizione della Grande Boucle ripartirà sul Massiccio Centrale con quasi 4000 metri di dislivello per riproporre il finale visto nel 2024 quando Vingegaard riuscì a piegare anche il re sloveno. Scopriamo la seconda settimana e, pensando alle parole di Wellens nel discusso post di ieri dopo che la squadra regina ha tenuto vicinissima la fuga, ecco che il messicano potrebbe avere più spazio per lottare in ottica podio e maglia bianca.

La prima delle due giornate di riposo, e ci voleva considerate anche le temperature terribili sopportate dai corridori nelle prime nove tappe di questo Tour de France, con la sfida alla maglia gialla che sembra già decisa dopo quanto accaduto giovedì scorso tra Tourmalet e l’arrivo di Gavarnie-Gedre.

Tadej Pogacar è già padrone della generale con 2’42” di vantaggio su Jonas Vingegaard, staccato impietosamente nell’unica frazione realmente impegnativa sui Pirenei, dopo che il campione del mondo si era già imposto nello sprint in salita di Les Angles, primo di due successi che sono stati tali anche per Tim Merlier, re delle volate seppur in maglia verde, grazie alla sua completezza e i tantissimi punti racimolati ai traguardi volanti, ci sia Mads Pedersen.

Una prima settimana “lunga” che ha visto poi imporsi la Visma nella cronosquadre iniziale, Del Toro a Barcellona su gentile concessione dello stesso re poi in giallo, appunto Pedersen in fuga a Foix, Kooij sprintando a Pau e, nella giornata di ieri con la seconda azione da lontano vista in questa edizione, Mathieu Van der Poel.

Qualità come sempre pazzesca e martedì, con la decima tappa nel cuore del Massiccio Centrale, potrebbe accadere di tutto: 166 km con quasi 4000 mt di dislivello per arrivare di nuovo a Le Lioran, due anni dopo lo sprint a due tra Vingegaard e Pogacar che premiò, decisamente a sorpresa, il danese che aveva ripreso il grande rivale sul Col de Pertus, dopo l’attacco ad oltre 30 km dall’arrivo del campione della UAE. Ecco, lo stesso finale verrà riproposto domani e bisognerà capire se potrà esserci una fuga di qualità oppure se la squadra di riferimento, capitanata dalla maglia gialla, controllerà per fare tris con lo stesso “Pogi”.

Poi ci saranno altri due sprint praticamente certi a Nevers e Chalon sur Saone, prima della frazione n° 13 con la conclusione a Belfort dopo aver scalato solo il Ballon d’Alsace (non durissimo, 9 km al 7% scarso di media) ad una trentina di km dall’arrivo prima della discesa finale, per quella che sembra essere una giornata da fuga. Diverso il discorso per il finale della seconda settimana, molto impegnativo: sui Vosgi ecco i 155 km da Mulhouse a Le Markstein, dove si torna 3 anni dopo la vittoria di Pogacar nella penultima tappa del Tour 2023 (ormai nelle mani di Vingegaard) ma con altimetria differente e più dura, visto che il Col du Haag (oltre 11 km al 7,5%) terminerà a soli 6 km dal traguardo.

Il primo vero arrivo in salita di questo Tour 2026, invece, lo vedremo domenica 19 luglio sul Plateau de Solaison, dopo una corsa che potrebbe esplodere sul durissimo Col de la Croisette, a poco meno di 50 km dal gong con 4500 mt all’11,2% di media. L’ascesa conclusiva è di 11 km al 9% e l’abbiamo appena vista all’ex Delfinato, domata da Isaac Del Toro.

Ci colleghiamo con il messicano perché, nel post gara di domenica a Ussel, si è discusso parecchio sul fatto che la UAE Team Emirates XRG volesse chiudere su una fuga del tutto innocua, ma per quale motivo? Se Pogacar ha parlato di voler tenere gli attaccanti solo vicini, attorno al minuto di distacco (poi ci hanno provato Netcompany INEOS e Lidl-Trek, in ottica successo di tappa con Ganna e Pedersen, senza riuscirci), mentre Tim Wellens ha svelato molto di più. Intervistato da “Sporza”, il belga ha raccontato che l’idea iniziale, e tale era ancora a metà tappa visto lo svolgimento con una corsa ancora aperta, era quella di giocarsi lo sprint ristretto in lieve ascesa proprio con Del Toro, formando una sorta di treno con McNulty e la stessa maglia gialla in aiuto del nativo di Ensenada.

Ecco, il 22enne messicano è terzo in classifica a 3’27” dal suo capitano, distante 45” da Vingegaard e con margine minimo (rispettivamente 3 e 7 secondi) su Evenepoel, che avrà poi la cronometro di inizio terza settimana a suo favore ma dovrà chiaramente difendersi in salita, e Ayuso, con gli stessi Seixas e Lipowitz chiaramente in corsa per l’obiettivo podio.

Come gestirà il tutto la UAE? E’ ormai chiaro che con Del Toro si voglia portare a casa la 2^ o 3^ piazza (come riuscì ad Adam Yates nel 2023, ma in quel caso il Tour lo vinse Vingegaard), così come la maglia bianca di miglior giovane, ma la chiave sarà Pogacar e di conseguenza quanto Vingegaard sarà in grado di rispondere a Tadej, visto che già sul Tourmalet il primo attacco del secondo classificato del Giro 2025 aveva permesso a lui e l’iridato di guadagnare sul danese, che poi ha ripreso e staccato Isaac.

Con il fuoriclasse sloveno già padrone totale, sarà forse questa la dinamica più interessante delle prossime due settimane di Tour.

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Impressionante dominio, nell'ultima giornata sui Pirenei, da parte dell'asso sloveno lanciato dalla sua UAE Team Emirates XRG e da Del Toro (poi 3° al traguardo a quasi 3' davanti a Evenepoel, Seixas e Lipowitz) sulla salita più dura di giornata, prima della morbida erta di Gavarnie-Gedre al termine della quale Jonas Vingegaard, orgoglioso 2°, pagherà la bellezza di 2'38. Amara avventura finale in giallo di Traeen.