Il percorso di Finn è quello giusto, ora Avenir e Mondiale bis dopo la rosa. "Bello vincere anche la crono per la squadra"

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Stradal'intervista

Il percorso di Finn è quello giusto, ora Avenir e Mondiale bis dopo la rosa. "Bello vincere anche la crono per la squadra"

Il classe 2006 genovese, per il quale la Red Bull-Bora Hansgrohe ha deciso di completare il biennio nella categoria U23 (a differenza della Decathlon con Seixas, che da juniores ha sempre lottato con Lorenzo) prima del passaggio tra i pro, ha riportato il tricolore lassù al Giro Next Gen 15 anni dopo Mattia Cattaneo. Le parole dell'iridato dopo il trionfo in rosa e... ad agosto la corsa alla maglia gialla per una doppietta possibile oltre mezzo secolo dopo Gibì Baronchelli.

Due tappe, un dominio netto in salita e poi contro il tempo, completando l’opera ieri nella cronometro de L’Aquila.

Il signore in rosa è Lorenzo Mark Finn, che con tutti i favori del pronostico nonostante il Giro Next Gen rappresentasse il suo rientro alle corse due mesi dopo la frattura al polso rimediata cadendo in avvio della 3^ tappa al Tour of the Alps (dove, in mezzo ai pro, aveva già fatto benissimo), ha dominato per quello che era il primo dei tre grandi obiettivi nella sua ultima stagione da U23.

Nel 2027, il talento più atteso del ciclismo italiano (ma non possiamo considerare ancora “vecchi” Pellizzari, che è un 2003, il 2002 Piganzoli e ancora Tiberi, classe 2001) passerà professionista e lo farà dopo aver completato un percorso che ci piace definire giusto, anche se molti lo considerano già all’antica.

All’opposto di Paul Seixas, suo coetaneo che il ragazzo genovese ha pure battuto negli splendidi duelli da juniores, la Red Bull-Bora Hansgrohe ha scelto, condividendo tutto con Lorenzo, un biennio completo nella categoria che ha già visto, al primo anno, il ligure dominare il Mondiale di Kigali.

La prossima rassegna iridata di Montréal chiuderà un cerchio, prima ancora ad agosto ci sarà la seconda corsa a tappe nel mirino di Finn, il Tour de l’Avenir per eguagliare quanto di storico fatto nel 1973 da Gibì Baronchelli, ovvero la doppietta maglia rosa-maglia gialla nello stesso anno da U23. Intanto, il ragazzo con papà britannico ha riportato il Giro a casa 15 anni dopo l’ultimo trionfo italiano firmato Mattia Cattaneo, mentre Ramirez e Bravo hanno fatto la storia dei rispettivi paesi, Ecuador e Brasile, per la prima volta sul podio rispettivamente in 2^ e 3^ piazza.

“E’ stata una giornata perfetta e abbiamo chiuso in grande stile una corsa a cui puntavo fin da inizio stagione – le parole di Lorenzo dopo la crono dominata - Non volevo prendere rischi, ma allo stesso tempo era un bel test contro il tempo. E’ stato bello vincere, perchè abbiamo disputato una settimana eccezionale come team (vincendo anche con Davide Donati, ndr), e vedere premiati anche i miei compagni di squadra mi rende molto felice.

Sapevo che nei primi giorni la cosa più importante era non cadere, venendo anche da un infortunio come quello occorso al Tour of the Alps, quindi non ho voluto prendere rischi. Le ultime tre tappe mi si addicevano, e ho dimostrato di avere una gran gamba in salita. Portare questa maglia rosa a casa è motivo di grande orgoglio”.

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