Esteban Chaves dice basta: saluta l'agonismo il colibrì di Colombia che nel 2016 sfiorò il Giro e vinse il Lombardia

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Esteban Chaves dice basta: saluta l'agonismo il colibrì di Colombia che nel 2016 sfiorò il Giro e vinse il Lombardia

A 35 anni e dopo le ultime stagioni difficili all'EF, ha annunciato il ritiro dal ciclismo professionistico lo scalatore sudamericano, beffato da Nibali nell'ultimo tappone di quella clamorosa corsa rosa, ma capace di timbrare tre volte sulle strade del Giro, oltre alla doppietta alla Vuelta e tante altre belle corse.

Nel giorno in cui Geoffrey Bouchard, buon scalatore transalpino che aveva annunciato il ritiro in seguito alla scadenza del suo contratto con la Decathlon, ha cambiato idea una volta trovato l’accordo con la TotalEnergies per correre anche nel 2026, arriva dal Sudamerica l’annuncio dell’addio al ciclismo agonistico da parte di Esteban Chaves.

Parliamo di un bel protagonista, specialmente nei grandi giri, di un ultimo decennio che, dal 2022 in poi, ha vissuto un finale di carriera senza risultati di rilievo con la maglia dell’EF, ma che fino ai 30-31 anni, di fatto per tutto il suo percorso con il gruppo Orica-Mitchelton (l’attuale Jayco-Alula, ndr), si è tolto bellissime soddisfazioni.

Classe 1990, lo scalatore colombiano ha chiuso quindi con il ritiro all’ultima Vuelta Espana, lui che nel 2016 ha vissuto una stagione davvero strepitosa: la perla è chiaramente il trionfo al Giro di Lombardia, in chiusura di quell’anno dove sfiorò la maglia rosa finale, vestendola proprio in quel giorno in cui Vincenzo Nibali lo staccò sul Colle della Lombarda (l’ultima montagna di quel Giro d’Italia) nel tappone di Sant’Anna di Vinadio, per una piazza d’onore comunque prestigiosissima alle spalle del siciliano, prima della top five alla Vuelta e pure di un colpo di assoluto livello come quello all’Emilia.

Al Giro, il “colibrì” ha comunque portato a casa tre tappe, due alla Vuelta Espana oltre a timbri in tappe di montagna di corse World Tour come Volta a Catalunya e Giro di Svizzera. Il tutto nonostante il tremendo incidente rimediato nel 2013 a Laigueglia, quando rischiò di perdere un braccio che, in termini di funzionalità, non è mai più tornato quello di prima.

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